Archive for the 'ecchecczz…' Category

Il mio volo…

No…
non mi son lanciata in fantastiche avventure con il paracadute…
non ho finalmente deciso di superare la paura di fare il salto con l’elastico
non ho accolto il desiderio inconscio di salire su una mongolfiera
non ho ceduto a nessuno sport  estremo…

Il mio volo è decisamente più terra-terra… Nel vero senso della parola…

Mi sono spalmata sulla scalinata della MetroB – Magliana per essere precisi.

Risultati a breve termine:

  • lividi sparsi nella parte destra del corpo -tre lividi viola con tanto di spazi tra l’uno e l’altro (in caso qualcuno non fosse sicuro che erano scalini quelli su cui mi sono adagiata),
  • un ematoma della nuance del viola melanzana che ho visto in qualche vetrina quì e là)

 Ma voglio stupirvi con effetti speciali…

Per la serie “se faccio qualcosa la faccio bene”

ho anche una costola incrinata e, forse, un’altra fratturata. Ma si saprà solo tra un paio di giorni…

Ecco… Volevo darvi notizie di me… Non sono sparita. O almeno non nel senso letterale del termine.

Ringrazio diemme per la chiamata di ieri: mi ha fatto davvero tanto piacere; speriamo di riuscire ad incontrarci presto.

Baci a tutti!

volo

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Approccio

Interno giorno (anche se con luce artificiale)
Mensa aziendale.Da qualche giorno vado presto (ore 12.30) e da sola. Le colleghe segretarie hanno i buoni pasto e a me non conviene spendere quando posso mangiare in mensa (peraltro anche bene).
Ieri un “collega” ha preso l’iniziativa mentre mi avvio all’uscita…
Descrizione rapida ma esaustiva dello “sciupademmine”: sulla quarantina, occhio azzurro pallido, capelli castani -quelli rimasti- modi un po’ impacciati…

“Ti vedo sempre sola. Non hai colleghe con cui mangiare?”

“… …”

“dai… ci vediamo” 

 

 “… …”

Oggi esco dal mio ufficio e stava lì… Non credo sapesse dove fosse il mio ufficio, ma stava giusto davanti alla porta. Ha colto la palla al balzo e si è appicciato come una patella alla roccia…
Ho provato ad essere distante e a non calcolarlo troppo. Mi ha fatto passare davanti a lui. E poi si è seduto con me al tavolo. Ho mangiato alla velocità della luce.

Ho avuto l’infelice idea di prendere una banana… Che però non ho mangiato in mensa (ho l’abitudine di tenerla per la merenda). Lui se n’è uscito con un 

“sarebbe bellissimo vederti mentre la mangi”

Chi mi conosce sa la faccia che devo aver fatto. In quel momento mi son passate tutta una serie di risposte che per educazione e per impreparazione non ho detto.

Ero in imbarazzo. Non mi piacciono le attenzioni non cercate. Imposte, quasi.

Dover mangiare con uno sconosciuto non è il massimo della vita. Se poi lo sconosciuto se ne esce con queste perle…

NO!

Non mi è piaciuto!

Domani cambierò mensa.

.
.
.
.
.

 

Ho deciso…

E volavo, volavo, volavo

C’erano dei luoghi in cui ancora non erano arrivati. In cui si poteva leggere un libro.
O, semplicemente, concentrarsi sui propri pensieri. 
 
Ora ci toglieranno anche quei piccoli paradisi volanti in cui tutto si poteva fare tranne che parlare al telefonino.
(e se dico tutto un motivo ci sarà!)
 
Non c’erano suonerie imbarazzanti (per la loro assurdità) e imbarazzanti racconti di vita.
Che tanti, a breve, dovranno subire in devoto ascolto.
Storie iniziate, storie in agonia, storie passate e riesumate, lavoratori scontenti, dipendenti esaltati, figli delusi e genitori annoiati.
 
A breve su tutte le tratte sarà possibile utilizzare il telefonino.
Non ci sarà più la gara dell’accensione di massa subito dopo l’atterraggio. Con tutte le lucette e le suonerie che in ordine sparso si sentivano.
Seguiti, giusto qualche minuto dopo, dall’orchestra dei messaggini in arrivo…
 
Eh no. Avremo la fortuna sfacciata di chi racconterà TUTTO (?) il viaggio all’amico o al genitore o al parente che lo aspetta in aeroporto.
Sentirò di persone che diranno com’è bello il Mar Tirreno dal cielo.
E chi si esalterà nel vedere le coste della Sardegna dall’alto e dovrà renderne partecipi quante più persone possibili.
 
Non abbiamo scampo.
Ci sono rimaste le metropolitane, ma a Parigi i cellulari funzionavano anche lì.
 
Ma poi… I cellulari non interferivano con gli strumenti di bordo?
Che hanno fatto? Hanno cambiato tutta la strumentazione aeronautica?
 
Mi sa che è tardi per fare la prova cellulare acceso…
 
Ora si può!
 

Attendere, prego…

E’ proprio vero: quando aspetti qualcosa sembra che il tempo non passi mai!
Sto aspettando una telefonata. Di quelle universalmente definibili importanti.
Di quelle che possono cambiare il corso dei prossimi mesi.
Quindi ogni volta che sento il cellulare squillare ho l’ansia.
Resto in attesa, non ho alternative.

DiròVVi!

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Apriamo le danze

Ieri era il mio ultimo giorno di lavoro.
Ebbene… La mia capo francese mi ha detto che “non… domani (quindi oggi) non c’è bisogno che tu venga al lavoro. Mi spiace ma il tuo ufficio viaggi si dovrà evolvere e abbiamo trovato un profilo con caratteristiche diverse dalle tue”

Ora… Per aver trovato il profilo giusto hai fatto delle selezioni. Nella stessa sede in cui stavo anche io. Troppa fatica avvertirmi quando l’avevi trovato, giusto? E poi ancora… Perchè aspettare l’ultimo giorno? Perchè questa cattiveria gratuita? Mi hai anche detto che siete stati contenti del mio lavoro, che ero precisa, affidabile, disponibile e che parlavo perfettamente francese ed inglese… E allora perchè???
Il cuore dove sta? Ah lo so… è in mezzo al greggio… Quindi morente.
Davvero una brutta caduta di stile.

Quindi signori e signore inizia la danza per la ricerca di un lavoro. Un’altra volta…
Olé

una_bailarina_de_flamenco.jpg


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